Una chiacchierata con..la responsabile del Centro

 

 

E’ notte… dal buio cominciano a delinearsi le luci del porto di Lampedusa. In banchina c’è già qualche peschereccio, che scarica pesce e carica viveri ed acqua. Dalla plancia prima di scendere a controllare le manovre d’attracco, il capitano prende il cellulare e mi chiama. Nonostante l’ora rispondo sempre con voce allegra ed entusiasta: per una tartaruga mi sveglierei a qualsiasi ora! Pochi minuti e sono in banchina a dare il benvenuto al peschereccio che mi consegna alcune tartarughe. Qualche volta sono ferite, ma la maggior parte delle volte stanno bene e basta un controllo di 24-48 ore per considerale pronte al rilascio per riprendere il mare. Così l’isola delle tartarughe, grazie al prezioso contributo di silenziosi pescatori che collaborano alla loro difesa, festeggia ogni anno circa 200-400 rilasci, ma soprattutto l’incredibile rete di informatori riesce a rubare di tanto in tanto qualche segreto alla vita misteriosa di questi rettili marini che rischiano inesorabilmente l’estinzione.

Dopo essersi evolute dalle testuggini terrestri, per poter scampare alle difficoltà che hanno portato all’estinzione tanti altri rettili, le tartarughe marine si sono costruite una vita di misteri e di segreti che le ha protette per oltre 200 milioni di anni dalle avversità. Ma oggi rischiano di scomparire! Della loro vita conosciamo solo piccoli brandelli scollegati, quando corrono appena nate verso il mare dove i pochi sopravvissuti nuotano lontano, sparendo ai nostri studi per ricomparire a taglie maggiori: 2, 10, 80, 100 kg, catturati dagli attrezzi marinari. Allora mi faccio raccontare dai miei amici pescatori ( e ci ho messo anni a conquistare la loro fiducia!) quello che vedono al largo della nostra pazza terra. In porto mi trasformo e sono sempre sorridente e disponibile con i pescatori che considero ormai la mia famiglia d’adozione. Le mie giornate su questo scoglio in mezzo al mare sono intense, faticosissime ma emozionanti. Sono arrivata a Lampedusa 18 anni fa per realizzare il programma di difesa sulle tartarughe che il WWF Italia porta avanti a livello nazionale dal 1985. Mi mantengo facendo l’insegnante. E’ stato grazie al prezioso ed insostituibile contributo di coloro che vivono in mare e di mare che finora abbiamo salvato oltre 5000 tartarughe. I pescherecci di Mazara del Vallo che in alcuni periodi dell’anno fanno base a Lampedusa recuperano ogni anno oltre 200 animali, che mi consegnano con qualsiasi tempo ed ora. Non è sempre comodo o facile trasportare animali che vanno da 1 kg ad oltre 120 kg, che non stanno mai fermi, che con un colpo di becco possono staccarti un dito o ferirti un piede. Eppure, con sensibilità e semplicità, da anni i pescatori mi aiutano, recuperando gli animali, raccontandomi gli aneddoti che capitano al largo, confrontando la situazione attuale al passato. I pescatori hanno una gentilezza ed un altruismo innati, e sui loro gusci di ferro in mezzo al mare sfidano insidie che per la maggior parte di noi sono semplicemente inimmaginabili.

A volte mi gonfio d’orgoglio a fianco dei capitani e dei loro equipaggi, fiera di quello che insieme siamo riusciti a realizzare. E loro e le loro famiglie sono fiere della loro maglietta con il simbolo del WWF, che li distingue da chi non vuol porsi problemi a difesa del mare. Le tartarughe recuperate vengono trasportate al centro di recupero, dove un veloce check-up verifica la presenza di lesioni, infezioni od occlusioni che possano mettere in pericolo l’animale. Vengono poi stabulate nelle vasche di convalescenza. D’estate, quando è attiva la pesca al pescespada, gli interventi d’estrazione dell’amo malamente ingerito dalle tartarughe che volevano rubare l’esca si susseguono senza sosta, a volte oltre 10 al giorno, sotto la guida del nostro angelo custode, il Prof. A. Bi Bello, della Facoltà di Medicina Veterinaria di Bari. Ci sono giorni in cui la mia squadra ed io non troviamo il tempo di dormire, correndo dal centro al porto, dal porto all’ambulatorio, alle spiagge per le liberazioni. Eh sì, perché gli animali considerati idonei, dopo le operazioni di marcatura in cui viene applicata una targhetta metallica che consentirà l’identificazione dell’animale in futuro, diventano gli ambasciatori della loro specie. E’ una maniera per sensibilizzare e divulgare al pubblico il problema dell’estinzione di questi animali. Non è facile spiegare che la tartaruga pur così preistorica e sconosciuta, ormai rischia di scomparire a causa delle attività umane e che alla sua sopravvivenza è collegata quella di tutta l’umanità, poiché le tartarughe consumano quantità incredibili di meduse, che stanno sempre più mettendo a repentaglio le economie turistiche estive del Mediterraneo.

Tutta la loro vita le tartarughe marine recitano la parte dell’animale marino, ma in realtà per respirare devono tornare in superficie e le femmine al momento di figliare devono ritrovare la costa da cui sono nate 20, 30, 100 anni prima, che nel frattempo può aver mutato aspetto e destinazione. Delle sette specie di tartarughe marine solo una, la Caretta caretta, depone le sue uova lungo le coste italiane, ed ormai lo può fare in ben poche spiagge, soprattutto al sud, come in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia.

Ci vuole una costante ed interminabile abnegazione e determinazione, per trovare le strategie più idonee, nel tentativo di arrestare il pericolo di estinzione che attanaglia questi rettili preistorici. Bisogna garantire di essere sempre reperibili, lottare per adeguare sempre più le attrezzature, migliorare le attività di intervento, e tutto questo finora sempre senza finanziamenti, solo con l’aiuto delle migliaia di visitatori che credono nel nostro impegno e nella nostra passione.

 

 

 

 

Ci sono momenti di sconforto, quando penso che non ce la faremo, ma poi insieme ce la facciamo sempre. Dietro a questo piccolo miracolo ci sono tanti angeli custodi: primi fra tutti quegli ancora rari pescatori che hanno fatto propria la difesa delle tartarughe, poi i medici veterinari, che assicurano lunghi periodi presso il centro o chi vola per operare per un’urgenza complicata; i volontari che ogni estate svolgono un lavoro incredibile e costante, il personale delle vedette della Capitaneria di Porto, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, e poi tutti gli amici silenziosi e nell’ombra.

C’è sempre una domanda silenziosa negli occhi, quando una tartaruga arranca lenta, decisa ed imperterrita verso le onde del mare: dove andrà? Alcuni animali si sono fatti ripescare dopo uno o 2 anni, qualcuno proviene dalla Grecia, dove ha deposto, altri se ne vanno in Atlantico. Sono navigatori instancabili, capaci di percorrere in perfetta solitudine migliaia di miglia, senza meta se non quella di raggiungere le zone alimentari o riproduttive e Lampedusa probabilmente rappresenta entrambe le cose, e così da queste parti sono più facili da incontrare. Intanto loro continuano a nuotare in mare, indifferenti a tutti i rischi e pericoli che corrono ed alle nostre ansie ed i nostri patemi per salvarle. Ma ogni volta che vedo il volto rugoso e soddisfatto di un pescatore che mi passa dal ponte del peschereccio l’ennesima tartaruga pescata ma salvata, quando guardo intenerita la fatica dipinta sui volti sempre sorridenti dei miei giovani volontari, che con determinazione, forza e coraggio affrontano con me le avversità, allora mi dico che bisogna insistere, credendo nei sogni ed andando avanti, senza fermarsi mai, insieme. Fino alla prossima tartaruga. Fino a carpirle un altro segreto sulla sua misteriosa vita. Fino a capire come salvarla, con tanto amore.

 

Daniela Freggi

 

 


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.