Chelydra serpentina

(Linnaeus, 1758)  

Common snapping turtle

 

TARTARUGA AZZANNATRICE

 

E’ una tartaruga d’acqua dolce della famiglia Chelydridae.
Il suo areale naturale si estende dal sud-est del Canada al sud-ovest delle Montagne Rocciose fino alla zona est degli Stati Uniti (Nuova Scozia e Florida). Tale specie, insieme alla più grande tartaruga alligatore, è ampiamente conosciuta in inglese come “snapping turtle”, cioè tartaruga con morso a scatto (“to snap” in inglese). Ciò in riferimento alla particolare attitudine a sferrare morsi rapidi al fine di difendersi e di catturare le prede. Come si evince dall’aggettivo riportato sulla denominazione anglosassone (“common snapping turtle”), in natura la tartaruga azzannatrice è più diffusa della tartaruga alligatore.

La specie assume un atteggiamento particolarmente aggressivo quando viene portata fuori dall’acqua; la bocca è dotata di potenti mascelle e di un becco corneo;
 
 
L’insieme testa-collo è molto mobile ed agile, ricordando un po’ il movimento dei serpenti (da qui deriva il particolare nome di “serpentina”). Per tali motivi bisogna prestare particolare attenzione nel caso si debbano maneggiare tali animali, in particolare si deve evitare assolutamente di tenerli sospese per la coda nonostante l’aspetto robusto di quest’ultima, ma di questo si parlerà in seguito. Analogamente alla tartaruga alligatore, nelle sue zone d’origine viene cacciata molto pesantemente per la sua carne, un ingrediente essenziale nella famosa zuppa di tartaruga. Si narra di tartarughe azzannatrici che hanno vissuto fino a 47 anni in cattività, mentre la vita media degli esemplari in natura si aggira sui 30 anni.
La Chelydra serpentina è una tartaruga molto robusta con un apparato muscolare ben sviluppato ed un carapace increspato, molto meno però rispetto alla tartaruga alligatore (anche se le creste tendono ad essere più pronunciate negli individui più giovani). Il carapace può raggiungere una lunghezza in età adulta di quasi 20 pollici, pari a circa 50 cm anche se le misure più comuni oscillano intorno ai 10 pollici (= 25 cm). La specie raggiunge normalmente un peso variabile tra 9,9 e 35 libbre (da 4,5 a 16 kg). Eccezionalmente esemplari allevati in cattività e “sovralimentati” hanno raggiunto le 75 libbre (circa 34 kg).
L’habitat comune di questa specie è costituito da stagni, fiumi e laghi poco profondi. Se necessario, possono spingersi fino ad ambienti salmastri come gli estuari dei fiumi. Talvolta, anche se raramente, amano crogiolarsi galleggiando sugli specchi d’acqua con il solo carapace esposto, anche se soprattutto nelle regioni settentrionali del loro areale fanno facilmente basking su tronchi caduti in acqua in primavera. In acque poco profonde l’azzannatrice può stazionare sotto il fondale fangoso, con solo la testa esposta, allungando il collo occasionalmente sulla superficie per respirare (da notare che le loro narici sono posizionate sulla punta del muso, che funziona efficacemente come il respiratore di chi fa “snorkeling”). La tartarughe azzannatrici sono onnivore, nutrendosi sia di vegetali che di animali, e sono degli importanti “spazzini” acquatici, ma sono anche cacciatori attivi che predano tutto quello che possono inghiottire compresi molti invertebrati, pesci, anfibi (rane), rettili (compresi i serpenti e piccole tartarughe acquatiche appartenenti alle numerose specie che, come è noto, popolano lo stesso areale), uccelli e piccoli mammiferi.
Le tartarughe azzannatrici si recano frequentemente fuori dall’acqua per raggiungere nuovi habitat o per deporre le uova. L’inquinamento, la distruzione degli habitat, la scarsità di cibo, il sovraffollamento ed altri fattori costringono la specie a muoversi via terra, è abbastanza comune trovarle mentre camminano lontano dalla fonte di acqua più vicina. La specie si accoppia da aprile a novembre, con il picco delle deposizioni che si verifica nei mesi di giugno e luglio. La femmina può conservare gli spermatozoi al suo interno per diverse stagioni se necessario, e .viaggia via terra per trovare un terreno sabbioso in cui deporre le uova, spesso ad una certa distanza dall’acqua. Dopo aver scavato una buca, deposita in genere 25-80 uova ogni anno, le introduce nel nido con le sue zampe posteriori coprendole poi con la sabbia ai fini della loro incubazione e protezione. Il tempo di incubazione dipende dalla temperatura e varia da 9 a 18 settimane. In climi più freschi gli esemplari baby, una volta nati, svernano nel nido.
Attualmente non si conoscono sottospecie della Chelydra serpentina. Si evidenzia che quella che un tempo era considerata come la sottospecie osceola è ormai considerata un sinonimo della serpentina, mentre le altre ex sottospecie rossignonii ed acutirostris sono entrambe riconosciute come specie a sé stanti.
La tartaruga azzannatrice, se incontrate in acqua, di solito scivolano tranquillamente lontano da qualsiasi disturbo. E’ comunque una predatrice acquatica, afferrando la preda avvalendosi delle mascelle e della protuberanza a forma di becco.
A prescindere dalla normativa di cui si parlerà in seguito, la tartaruga azzannatrice non è un animale domestico ideale. Il collo è molto flessibile e l’animale può mordere facilmente, anche tenendolo ai lati del suo carapace. Il rettile può amputare un dito con le sue potenti mascelle. Quando è minacciata emette un sibilo analogamente ad altre tartarughe; tuttavia, quando si trova in acqua e non viene provocata si mostra indifferente nei confronti degli esseri umani.
Come sopra accennato, si tratta di un’errata convinzione il fatto che la tartaruga azzannatrice possa essere tranquillamente presa per la coda senza alcun danno per l’animale. Quest’ultimo, infatti, ha una probabilità elevata di subire danni, in particolare lesioni della coda e della colonna vertebrale. Analogamente, il sollevamento della tartaruga con le mani è difficile e pericoloso, in quanto può allungare il collo all’indietro su entrambi i lati e mordere. Inoltre, i suoi artigli sono taglienti e capaci di infliggere lacerazioni significative.
La tartaruga azzannatrice, come del resto la tartaruga alligatore, ha sviluppato la capacità di scatto perché, a differenza di altre tartarughe, è troppo grande per riuscire a ritrarre la propria testa nel guscio. Il morso a scatto è dunque un meccanismo sia di difesa che di offesa.
Si può essere tentati di salvare una tartaruga azzannatrice rinvenuta ad esempio in una strada facendole mordere un bastone e poi trascinandola fuori dal pericolo immediato; questa azione può, tuttavia, provocare lesioni gravi alle zampe ed al piastrone (dato anche il peso della tartaruga) e favorire l’insorgere di infezioni mortali a seguito delle ferite.
E’ interessante e curioso evidenziare che la tartaruga azzannatrice era la protagonista di una famosa vignetta americana a sfondo politico. Pubblicata nel 1808 (cinquant’anni esatti dall’attribuzione del nome scientifico “Chelydra serpentina” da parte di Linneus!) per protestare contro l’embargo imposto nel 1807 dall’allora presidente U.S.A. Thomas Jefferson, rappresentava una tartaruga azzannatrice con le mascelle serrate ferocemente su un commerciante americano che stava cercando di portare un barile di merci su una nave britannica. Nel frattempo, la tartaruga trattiene sotto di sé una licenza di commercio rendendola di fatto inutilizzabile. Il commerciante pronuncia le parole “Oh! Questo maledetto Ograbme” (“embargo” scritto al contrario). Questo cartoon è ampiamente considerato un lavoro pionieristico nel genere del fumetto politico moderno.
Legislazione
Attualmente la Chelydra serpentina non è inserita in nessuna delle 3 Appendici C.I.T.E.S. In Italia è compresa, al pari della tartaruga alligatore, in allegato A del D.M. 19/04/1996 concernente le specie elencate nell’art. 2 per le quali è proibita la detenzione di esemplari vivi in quanto considerati, ai sensi dell’art. 1, pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica. Dal divieto di detenzione delle specie pericolose sono escluse, ai sensi del’art. 3, le istituzioni scientifiche e di ricerca pubbliche e private, autorizzate ai sensi dell’art. 12 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 116.
 
I divieti sono entrati in vigore a partire dal 3 ottobre 1996. Chi prima di quella data deteneva animali inclusi nell’Allegato A, compresi i centri di recupero, era tenuto a farne denuncia alla Prefettura entro il 1 gennaio 1997 (cioè entro novanta giorni). La Prefettura e le autorità sanitarie avevano il compito di accertare che la detenzione risultasse idonea, in ordine alla sopravvivenza ed al benessere degli animali nonché alla salute ed alla incolumità pubblica (art. 6 comma 3 legge n. 150/92). Se l’accertamento risultava positivo, la detenzione poteva proseguire con modalità invariate ed il detentore riceveva l’autorizzazione a possedere gli animali denunciati, restando fermo il divieto all’acquisto ed alla vendita di ulteriori esemplari.
 
La detenzione illegale di Chelydra serpentina è punita con l’arresto fino a 3 mesi o con l’ammenda da € 7.746 ad € 103.291 (art. 6 comma 4 legge n. 150/1992). La ritardata comunicazione alla Prefettura (oltre i 90 giorni) della detenzione è punita con la sanzione amministrativa da € 5.164 ad € 30.987 (art. 6 comma 5 legge n. 150/1992).
 
Le suddette disposizioni non si applicano nei confronti dei giardini zoologici, aree protette, parchi nazionali, acquari, delfinari, circhi, mostre faunistiche permanenti o viaggianti, dichiarati idonei dalla commissione scientifica di cui all’art. 4, comma 2, sulla base di criteri generali fissati previamente dalla commissione stessa. Le istituzioni scientifiche e di ricerca iscritte nel registro istituito dall’art. 5-bis, comma 8, non sono sottoposte alla previa verifica di idoneità da parte della commissione (art. 6 comma 6 legge n. 150/1992, da cui è derivato l’art. 3 del D.M. 19/04/1996 sopra richiamato).
 
 
WWW.TARTAWEB.IT

Fonte Wikypedia
Autore Rocky

 

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