TESTUDO HERMANNI HERMANNI
Testuggine comune europea
Gmelin, 1789

CLASSIFICAZIONE
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Testudines
Sottordine Cryptodira
Superfamiglia Testudinoidea
Famiglia Testudinidae
Genere Testudo
Specie T. hermanni
Sottospecie T. hermanni hermanni
T. hermanni boettgeri
T. hermanni hercegovinensis
T. hermanni peloponnesica

La Testudo hermanni deve il suo nome al noto naturalista francese Jean Hermann ( 1738-1800); è l'unica specie autoctona che abita la nostra penisola e con le diverse sottospecie si allarga a buona parte del continente Europeo. In questi animali vista e olfatto sono ben sviluppati: sanno distinguere forme, colori, riconoscono anche le persone e l'odorato è fondamentale per la ricerca del cibo distinguendo erbe commestibili da quelle velenose, necessarie per il proprio fabbisogno. Il loro senso dell'orientamento è molto preciso e sono abbastanza metodiche nell'abitare il proprio territorio: se vengono spostate dall'area abituale, in breve tempo ricercheranno la strada di casa. Si pensi ad esempio, in caso di allevamento in cattività, quante volte le ritroviamo nello stesso angolo, oppure se accidentalmente scoprissero una via di fuga, una volta recuperate, altre vie non ne riconoscerebbero se non quella inizialmente esplorata.

AREALE D'ORIGINE ED HABITAT

 

Questa testuggine è presente nella parte centrale e meridionale dell'Italia e isole, nonché in alcune zone della Francia meridionale toccando anche diverse aree della Spagna orientale.
L'habitat tipicamente mediterraneo, è caratterizzato da inverni miti e discretamente piovosi e da estati aride e molto calde, con temperature abbastanza elevate.
Si addentra nella bassa vegetazione della macchia, costituita da cespugli, arbusti e sottobosco, con spazi dedicati a distese di erbe di campo.

 

DESCRIZIONE

 

Le dimensioni di questo chelone variano a seconda della sottospecie; tuttavia possiamo dire che mediamente oscillano dai 13-14 cm. per gli esemplari maschi, ai 28-30 per le femmine adulte.
Il carapace discretamente bombato, quasi a formare una sorta di cupola liscia, ha la colorazione base che varia dal giallo olivastro al giallo ocra; caratteristica fondamentale che contraddistingue la specie, sono le macchie nere presenti su di esso: molto ben marcate e concentrate nei margini esterni degli scuti.
Nella maggior parte dei soggetti, lo scuto sopracaudale è diviso in due parti, quasi a raffigurare il disegno di una toppa di serratura o di una clessidra.
Il piastrone è giallastro e anch'esso è contraddistinto da due bande nere longitudinali di colore nero lucido, che possono variare di intensità o estensione nelle varie sottospecie. Caratteristica molto importante riguarda le suture pettorali e femorali: quest'ultime di lunghezza molto maggiore rispetto alle prime.
Altre caratteristiche distintive sono la colorazione giallognola delle guance sotto agli occhi e l'unghia cornea che riveste l'estremità della coda.
Particolare attenzione va posta al ceppo d'origine della stessa sottospecie " hermanni hermanni"; escludendo quindi il ceppo francese e spagnolo e soffermandoci su quello italico.
Infatti le specifiche morfologiche descritte in precedenza, in particolare le dimensioni, l'aspetto del guscio e quindi la colorazione possono essere strettamente influenzati dalle caratteristiche climatiche, ma non solo, dell'habitat in cui l'animale vive: il tasso di umidità, la quantità di acqua presente, l'irradiazione solare, la temperatura e il tipo di alimentazione che la natura offre.
Italia settentrionale: esemplari di taglia non troppo grande, con le macchie leggermente più chiare sul carapace; le dimensioni sono di circa 13 cm. per un maschio adulto e di 15 cm. circa per una femmina.
Italia centrale: la colorazione del carapace è tendente al giallo aranciato e le dimensioni delle testuggini sono leggermente maggiori rispetto alle precedenti.
Spostandoci più a sud i colori sono più scuri e le dimensioni maggiori ad eccezione della Puglia in cui troviamo specie non troppo grandi. Gli esemplari delle nostre isole hanno la caratteristica di avere le scaglie golari contrassegnate da una o due bande nere; inoltre la seconda scaglia vertebrale, nella maggior parte dei casi, è convessa verso la parte anteriore.

 

DIMORFISMO SESSUALE

 

Gli esemplari maschi presentano dimensioni inferiori rispetto alle femmine, una coda molto più lunga e grossa e il piastrone concavo, per consentire di montare sopra il carapace della femmina molto più facilmente durante l'accoppiamento; al contrario il piastrone di queste ultime è piatto e la coda molto più piccola e corta.
L'angolo formato dagli scuti anali del piastrone ha un'ampiezza maggiore nei maschi, così come la distanza dell'apertura cloacale dalla base della coda; al contrario l'altezza di questi scuti è maggiore nelle femmine.
Lo scuto sopracaudale è incurvato verso il basso nel maschio, mentre allineato al carapace nelle femmine.

 

ABITUDINI

 

Durante le primissime ore del giorno assaporano i caldi raggi solari, permettendo così alla temperatura corporea di raggiungere i gradi necessari per attivare tutte le funzioni metaboliche. Sovente è in questa fase della giornata che si dedicano all'accoppiamento, o nelle ore un po' più fresche dell'imbrunire.
Durante il corso della giornata si dedicano alla ricerca del cibo e nelle ore più calde, soprattutto durante la piena stagione estiva, cercano freschi ripari tra i cespugli, nei rifugi scavati nella terra o sotto qualche pianta che offre loro un po' di ombra.

 

ALLEVAMENTO

 

Essendo la Testudo hermanni originaria delle zone mediterranee va allevata all'aperto.
E' assolutamente sconsigliato l'allevamento nei terrari in casa, poichè non si riuscirebbe a garantire in modo perfetto tutta una serie di condizioni che sono necessarie alla salute del nostro animale. Si può ricorrere a questa alternativa in caso di necessità per malattie.
Nel nostro giardino come prima cosa è opportuno limitare l'area dedicata alle nostre tartarughe, con l'allestimento di un recinto molto robusto; il materiale utilizzabile può essere di vario genere: dai mattoni di tufo, da una staccionata o una semplice rete metallica (in quest'ultimo caso è consigliabile rivestirla all'interno con del materiale liscio, per evitare possibili arrampicate e di conseguenza la fuga). La recinzione deve essere interrata almeno 25 cm. e alta circa 30/40 cm.
Per ogni esemplare adulto è necessario almeno uno spazio di 4/6 mq., non va sottovalutato che spesso la convivenza tra più esemplari maschi è rischiosa, soprattutto nel periodo dell'accoppiamento, ecco perché il rapporto ideale è di un maschio per 5/6 femmine.
Le nostre testuggini, necessitano inoltre di zone d'ombra necessarie per ripararsi dai raggi solari nelle ore più calde, di acqua fresca e pulita sempre a disposizione, di un rifugio dove poter trascorrere al riparo la notte ed il letargo e naturalmente di erbe di campo per il proprio nutrimento.
Il rifugio può essere in legno o di altro materiale isolante, mentre per ricavare zone d'ombra è consigliato usare piante di rosmarino, salvia e lavanda.
Per ultima, ma non perché meno importante, è l'esposizione al sole: presente sin dalle prime ore del mattino fino al tramonto, in modo tale che le tartarughe possano seguire il naturale decorso della giornata.

 

 LETARGO

 

Con il calare delle temperature e l'avvicinarsi della stagione fredda le Testudo rallentano la loro attività fisica e metabolica iniziando così a prepararsi per il letargo; perdono gradualmente appetito diventando sempre più apatiche e a poco a poco svuotano l'apparato digerente. E' importante che lo stomaco sia libero perché, i residui di cibo potrebbero portare fermentare creando gravi conseguenze per l'animale.
Una volta pronte e trovato un punto idoneo dove trascorrere l'inverno cominciano a scavare: può corrispondere alla base di un cespuglio o di qualche tronco, oppure direttamente all'interno dei rifugi preparati.
Il letargo è sempre un periodo in cui molte preoccupazioni si fanno luce, ma se la tartaruga è in ottima salute, ha seguito un'alimentazione corretta e quindi ha le riserve giuste di grasso, non ci sono problemi affinchè possa affrontare questo periodo fondamentale e naturale della sua vita.
Una volta interrate è consigliabile coprirle ulteriormente con un ampio strato di foglie secche e fieno.
E' una fase molto delicata: il chelone non ha alcuna capacità di difesa ed è inerme agli attacchi dei roditori( nemici per eccellenza), ecco perché è importante creare dei rifugi ben strutturati, o ricoprire totalmente la nostra recinzione con una rete metallica a maglie molto strette.
La temperatura ideale del letargo si aggira intorno ai 5° gradi; oltre i 10° gradi gli animali tendono a riprendere la loro attività, seppur lenta, mentre ad una soglia inferiore agli zero gradi c'è il rischio di congelamento e morte.
Questo periodo non deve superare la durata di 20 settimane complessive.
In taluni casi è possibile anche il letargo controllato, ovvero porre la nostra tartaruga in un contenitore di legno o di altro materiale, riempirlo con paglia o torba e posizionarlo in un luogo al chiuso, facendo ben attenzione che le temperature non superino i 10°.
Durante i primi tepori primaverili assisteremo al risveglio ed è importante non far mancare l'acqua e provvedere per qualche giorno a bagnetti in pochi centimetri d'acqua tiepida.
Far saltare il letargo è altamente sconsigliabile, in quanto è una fase naturale presente nella vita della nostra tartaruga. Solo in casi estremi in cui l'animale presenta delle patologie si può ricorrere ad un terrario ben allestito e prestare così le cure necessarie tenendola sotto osservazione; in questo habitat si devono creare le temperature adeguate, il corretto tasso di umidità, una giusta aerazione, cercando di riproporre una condizione il più simile a quella esterna.

 

ACCOPPIAMENTO E RIPRODUZIONE

 

Al risveglio dal periodo di ibernazione, dopo alcuni giorni di "assestamento", inizia il noto periodo dell'accoppiamento. Il maschio corteggia la femmina attraverso inseguimenti, morsi e colpi sul carapace.
La monta avviene sul dorso della compagna e la copula per mezzo dell'estroflessione del pene contenuto nella grande coda del maschio. E'solo durante questo atto che si può sentire un gemito che accompagna tutta la fase dell'accoppiamento. La femmina in taluni casi, ha la capacità di conservare lo sperma anche per tre-quattro anni, in un apposito organo, la spermateca, situato all'interno dell'ovidotto.
Sono animali ovipari quindi soggetti alla deposizione delle uova. Possono verificarsi fino a quattro deposizioni per stagione, anche con una sola fecondazione.
Il periodo di incubazione oscilla dai due ai tre mesi e sul sesso dei nuovi nascituri, hanno moltissima influenza la temperatura esterna, il tasso di umidità e le condizioni climatiche.
Con temperature inferiori ai 31° gradi circa, le probabilità che nascano esemplari maschili sono maggiori; viceversa assisteremo a più nascite di cheloni femmina.
Al momento della schiusa, che avviene in tempo per nutrirsi prima dell'arrivo dell'inverno, la baby tartaruga romperà il guscio per mezzo di un tubercolo corneo posto tra le narici e la mascella superiore, denominato "dente dell'uovo". Dopo pochi giorni questa protuberanza sparirà, così come dopo circa 48 ore verrà assorbito completamente il sacco vitellino.
In taluni casi la schiusa può non avvenire per tempo e così i piccoli affronteranno il periodo di ibernazione direttamente nell'uovo per poi abbracciare i raggi del sole in primavera.

 

ALIMENTAZIONE

 

E' un animale esclusivamente erbivoro. In natura può anche nutrirsi di piccole chioccioline, utili per la somministrazione di calcio o altri piccoli insetti, ma solo a causa di lunghi periodi di aridità in cui la vegetazione è molto più scarsa. In questi casi si regola autonomamente. In cattività è assolutamente da evitare la somministrazione di proteine, attraverso carne o altri alimenti, che come è noto, possono provocare deformazioni al carapace ed altre patologie. La sua alimentazione è composta principalmente da erbe di campo, come ad esempio il tarassaco, la piantaggine, il trifoglio, la malva, etc.
E' consigliabile piantare queste erbe direttamente nel recinto, in modo tale che l'animale possa autoregolarsi. La frutta può essere somministrata, ma deve corrisponde al 10% della sua alimentazione. Diversamente si può preparare una mesticanza di varie erbe e procedere alla somministrazione.
Assolutamente importante non far mancare mai l'acqua alla nostra tartaruga.
In natura è abituata a sorseggiare da piccole pozze e in caso di prolungata siccità sfrutta le proprie risorse interne.

 

LEGISLAZIONE

 

Inserita in CITES Appendice II allegato A.
E' assolutamente vitato il prelievo in natura e l'allevamento nonché il commercio degli esemplari privi di regolare documento.
In caso di ritrovamento casuale o di animale ferito, è necessario contattare immediatamente il Corpo Forestale dello Stato.
Per informazioni, chiarimenti e consigli visita il nostro Forum 

 

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