Pelomedusa subrufa
 
 
(Lacépède, 1788)
 
In italiano: “Tartaruga elmetto africana”.
In inglese: “African helmeted turtle”.
In francese: “Pélomèduse roussâtre”.
In tedesco: “Starrbrust-Pelomedus”.
In olandese: “Afrikaanse moerasschildpad”.
CLASSIFICAZIONE
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Testudines
Sottordine Pleurodira
Superfamiglia Pelomedusoidea
Famiglia Pelomedusidae
Sottofamiglia Pelomedusinae
Genere Pelomedusa
Specie Pelomedusa subrufa
Sottospecie P.s. subrufa
                    P.s. olivacea
               P.s. nigra

 

AREALE D’ORIGINE ED HABITAT

Il suo areale d’origine è l’Africa centro-meridionale: interessa principalmente la zona del Sahara, ma non solo; è presente anche in Etiopia, nel sud dell’Arabia Saudita, nello Yemen, Sudan fino a toccare le zone della Nigeria, Senegal, Mali, Camerun fino al Sud Africa. Segnalazioni e avvistamenti sono stati riscontrati in Madacascar.

Sono state evidenziate tre sottospecie: P.s. subrufa (localizzata nelle zone della Somalia/Sudan, Ghana, Sud Africa e Madacascar – Lacépède, 1788); P.s. olivacea ( presente in Etiopia / Sudan, Senegal, Costa d’Avorio, Camerun e Nigeria – Schweigger, 1812); P.s. nigra ( rinvenuta solamente nelle zone del Sud Africa – Gray, 1863 ).

Tuttavia secondo alcuni studi sulla genetica di queste tre sottospecie è emerso che in realtà non si possono riconoscere delle vere e proprie sottospecie, in quanto probabilmente le differenze che ne scaturiscono sono dovute ai diversi areali di provenienza. Si può quindi affermare che esiste solo la specie Pelomedusa subrufa (Boycott e Bourquin, 2008).

Una piccola curiosità da segnalare riguardo al nome: il nome scientifico della specie le fu attribuito da Bernard Germain Étienne de Laville-sur-Illon, conte di Lacépède, famoso zoologo-naturalista ed uomo politico francese (1756-1825) conosciuto tra l’altro per aver pubblicato molti testi su flora e fauna. Possiamo definirla come una tartaruga semiacquatica, ovvero attiva durante la stagione delle piogge, essendo il clima molto più umido; in questo periodo infatti, tende a ricercare zone d’acqua o bacini stagnanti consoni alla propria sopravvivenza, che normalmente tendono a prosciugarsi in un lasso di tempo piuttosto breve. E’ in grado di sfruttare corpi d’acqua di vario genere e dimensione (paludi, stagni, torrenti, fossi, pozze temporanee d’acqua piovane) condividendoli con animali completamente diversi quali coccodrilli e mammiferi di grandi dimensioni. Nei periodi siccitosi, tipici dell’areale in cui vive, può resistere a lungo fuori dall’acqua trascorrendo anche  un periodo di estivazione rifugiandosi nel fango. Alcuni documentari dimostrano addirittura che questa specie può stazionare anche in prossimità di ippopotami e rinoceronti, nutrendosi dei loro ectoparassiti.

 

DESCRIZIONE

E’ una specie di discrete dimensioni: gli esemplari adulti raggiungono una lunghezza che oscilla dai 12 ai 20 cm; in alcuni casi  un esemplare può raggiungere anche i 30 cm, ma in linea generale le dimensioni sono minori. La colorazione, come si evince anche nella descrizione del precedente paragrafo, può essere differente a seconda della zona di provenienza. Le livree del carapace, che è di forma ovale e della testa variano dal beige al marrone al verde oliva. Il piastrone può avere diverse tonalità di giallo: dal giallo più intenso, crema, o scuro. Il collo, gli arti (non palmati) e la coda hanno una pigmentazione grigia, marrone o verde oliva sulla parte superiore mentre giallastra o bianca sul ventre. Il collo è abbastanza lungo e sottile, viene retratto solo parzialmente e in posizione di chiusura orientato tutto a destra o sinistra lungo la parte sottostante del carapace. L’esemplare maschio possiede una coda significativamente più grande della femmina e si estende oltre il bordo esterno degli scudi anali quando è ritirata; la coda dell’esemplare femmina è molto più ridotta e non si estende oltre la tacca anale. Il piastrone del primo è leggermente concavo, proprio per favorire la monta sulla femmina che al contrario lo ha piatto. In linea generale possiamo affermare che i maschi hanno una testa più grande rispetto agli esemplari femmina. Curiosa caratteristica utile tra l’altro per differenziare le varie sottospecie è data dalla disposizione degli scuti pettorali. Nella P.s. subrufa di norma si ricongiungono tra loro sulla linea mediana del piastrone; nella P.s. olivacea invece sono generalmente separati dagli scuti femorali; nella P.s. nigra gli scuti pettorali si riuniscono lungo la linea mediana del piastrone ed hanno una forma triangolare di colore scuro, piuttosto caratteristica. Tuttavia questa distinzione non è sempre la regola  e molto spesso il grado in cui gli scuti pettorali sono uniti o separati è molto variabile, dovuto alle possibilità di ibridazioni tra sottospecie ma anche alle condizioni di allevamento. Una piccola attenzione va posta agli occhi che hanno la particolarità di avere l’iride di colore azzurro ghiaccio che fa quasi da contrasto al colore della testa.

 

DIMORFISMO SESSUALE

La maturità sessuale viene raggiunta tra i 5 e 7 anni di età. L’accoppiamento avviene con l’avvicinarsi del maschio all’apertura cloacale della femmina, annusandola; si mantiene sulla compagna che viene afferrata dai suoi artigli e morsicata sia sulla coda che sulle gambe.

La femmina depone dalle 15 alle 20 uova che vengono ben sotterrate in profondità, ma può anche arrivare a deporre fino a 40 uova; il periodo della schiusa può andare dai 70 ai 90 giorni.

Le dimensioni delle uova vanno dai 2,5 ai 4 cm. di lunghezza mentre la larghezza vai dai 1,5 ai 3,00 cmq., per un peso che oscilla dai 3 ai 15 gr. Per l’allevamento in cattività è necessario predisporre un’area dedicata alla deposizione, abbastanza inumidita e più o meno alta circa 20 cm. Dopodiché le uova verranno sistemate in una incubatrice ad un tasso di umidità circa del 75%, a temperature comprese tra i 27° C e 32° C.

 

ALLEVAMENTO 

E’ bene precisare che è una specie molto semplice da allevare soprattutto se presa da baby; visto l’areale di provenienza non va in letargo pertanto è importante mantenere le temperature fisse durante tutto l’anno; durante la stagione estiva, se allevata nelle nostre zone climatiche, può anche stare all’esterno in zone molo soleggiate; tuttavia non appena le temperature cominceranno a scendere è preferibile trasferirla in un acquaterrario dotato di termo riscaldatore. La temperatura dell’acqua deve oscillare dai 24-26°C; dovrà essere poco profonda con un substrato di sabbia molto fine e con molte piante galleggianti (Anubians o Ophiopogons), radici sommerse (es. le mangrovie) quasi da creare una sorta di habitat paludoso; la zona emersa che deve essere molto ampia sarà interessata da temperature di 30-32°C. E’ importante mantenere questi parametri abbastanza costanti, proprio per permettere una corretta funzione metabolica dell’organismo.

Un termoriscaldatore è perfetto per garantire la temperatura costante dell’acqua. E’ preferibile fornire molto spazio all’animale, almeno 80-100 cm di lunghezza per 40-50 cm di larghezza (parametri per un singolo esemplare adulto). Mantenere l’acqua pulita è importante anche perché le tartarughe, come noto, sono dei grandi inquinatori. Questa è una tra le specie più sensibili ad alcune infezioni micotiche,  come ad esempio quella causata dalla Saprolegnia. Si consiglia di utilizzare un adeguato sistema filtrante con una capacità di filtraggio oraria pari ad almeno 3-4 volte il volume dell’acqua (ad. es. un filtro da 300litri/ora per un volume di 100 litri). Questa tartaruga ama vivere ad un PH abbastanza elevato (tra 7,5 e 8,5) che corrisponde ai valori medi di acqua del rubinetto. Per dei parametri ancor più perfetti, si consiglia  l’utilizzo di un condizionatore in grado di eliminare cloro e metalli pesanti dall’acqua nonché prodotti a base di batteri depuratori per degradare i rifiuti. Si raccomanda inoltre un cambio parziale dell’acqua circa una volta al mese. Per quanto riguarda l’illuminazione, si dovranno utilizzare sia una lampada SPOT  che UVB in modo che la tartaruga possa stare al caldo quando è sulla zona emersa ma, cosa ancora più importante, in modo che la stessa abbia una buona crescita (come noto, i raggi UV hanno un ruolo fondamentale nella sintesi della vitamina D3 che a sua volta è essenziale per il calcio, elemento fondamentale per un corretto sviluppo dello scheletro e del carapace).

  

ALIMENTAZIONE 

E’ una specie esclusivamente carnivora. Si nutre soprattutto di insetti, molluschi, lumachine, lombrichi e piccoli insetti e altri animali che possono fornire un alto nutrimento proteico. Può cibarsi anche di piante acquatiche, ma molto raramente. In caso di allevamento in cattività. si possono utilizzare gli alimenti surgelati che si trovano in negozi specializzati: cozze, gamberetti, artemie, chironomus, come pure le camole della farina.  Come per altre tartarughe acquatiche, è consigliabile mettere a disposizione un osso di seppia per l’integrazione di calcio. In caso di esemplari baby, la somministrazione dei pasti deve essere quotidiana, considerando al massimo un giorno di digiuno durante la settimana. Successivamente è possibile alternare la distribuzione di cibo ogni due giorni.

 

LEGISLAZIONE 

E’ di libera vendita.

E’ inserita in Appendice III – C.I.T.E.S. solo per la nazione del Ghana.

 

 

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Autore: Manola Molteni

 

 

 

 

 

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