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La silenziosa strage di tartarugheL'Adriatico, Riccione, l'inverno e il Centro di recupero
Una spiaggia immensa. Arriva fino all'orizzonte. Solo la fila degli alberghi che la costeggia lascia immaginare la marea di persone che l'affolla d'estate. Ora ci passeggiano solo una trentina di persone, qualche cagnolino con al guinzaglio il padrone e dozzine di gabbiani schiamazzanti. Riccione d'inverno. E c'è pure la neve! L'inverno è il momento per chiacchierare con i biologi marini della Fondazione cetacea, che d'estate sono invece immersi... nel loro lavoro.
Marco Affronte (vd box), mi accoglie nel suo ufficio situato al Centro di recupero per animali marini. "Pochi s'immaginano la diversità di forme di vita che sopravvivono ancora nell'Adriatico. Ad esempio nel fondale sabbioso, che pare così "monotono", sono celate una moltitudine di specie e una gran quantità di molluschi: basta vedere quante conchiglie si trovano lungo la spiaggia. Il mare Adriatico è ancora vivo anche se dagli anni Ottanta si è assistito a un marcato peggioramento del suo stato di salute" .
Nel suo libro "Il mare che non ti aspetti", Marco Affronte ha raccontato della sua vita di ricercatore, ma anche degli incontri che questo mare gli ha regalato: impressionanti cetorini (squali elefante), enormi pesci luna, delfini di specie diverse, tra i quali il piccolo grampo "Mary G.", salvato - cosa assai rara, perché un delfino spiaggiato in genere porta già in sè la morte - e che ora, visto che non ha mai potuto imparare come "cavarsela" da sola in mare, convive con un gruppo di tursiopi (i "Flipper") nella grande vasca del delfinario di Oltremare.
Non ci sono però solo delfni e squali nel quotidiano di Marco Affronte. Un posto speciale lo occupano le tartarughe comuni, molto spesso ferite, menomate: pinne mozzate da reti di nylon strettesi all'inverosimile attorno alle zampe-pinne, carapaci squartati dalle eliche. Le tartarughe però non si lamentano: non hanno voce! E così è un dramma continuo che accade senza che il grande pubblico se ne renda conto. Sono ormai più di 200 le tartarughe passate per il Centro di recupero. Molte, fortunatamente, hanno ritrovato il mare (vd video), ma queste 200 sono solo una goccia, un niente rispetto alle migliaia che vengono catturate ogni anno, per sbaglio, dai pescherecci o che muoiono con lo stomaco colmo di plastica, o che, ferite, muoiono al largo, senza che nessuno se ne renda conto.
Marco Affronte e il resto del team del Centro di recupero (Leandro Stanzani, Mario Angelini, Valeria Angelini, Sauro Pari, Pamela Gobbi e gli innumerevoli volontari) continuano nel loro paziente lavoro. L'indirizzo per chi si fosse incuriosito e magari volesse dare anche solo un piccolo contributo, lo trovate a lato.
Beatrice Jann, biologa marina
Tartarughe Acquatiche

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