Albinismo
Albinismo

 

 

L’albinismo è definito come carenza o parziale assenza di produzione da parte di un organismo vivente del pigmento melanina. L’errore più frequente è infatti quello di considerare albini animali o persone che non abbiano alcuna colorazione. Niente di più sbagliato. Esistono infatti vari tipi di albinismo: nell’uomo a quello classico si affianca quello oculare (solo gli occhi appaiono colpiti da questa mutazione), tuttavia è riconosciuto che con il passare degli anni una certa quantità di pigmento si viene a depositare, probabilmente introdotta con l’alimentazione oppure prodotta dallo stesso organismo ma in quantità eccezionalmente basse, tali da richiedere lunghi periodi di tempo perché diventi evidente.
Nei rettili gli esemplari che mancano in tutto e per tutto di colorazione sono definiti leucistici (hanno però gli occhi non rossi), gli albini veri, che mancano in tutto o in parte di melanina (il solo pigmento nero) conservano il disegno tipico della specie di appartenenza, e se hanno colorazioni che traggono origine da processi metabolici differenti da quelli del pigmento melanina, le mantengono. Gli albini si dividono in due gruppi: tirosinasi-negativi (occhi rossi e colorazione assente o quasi) e tirosinasi-positivi (occhi che alla nascita sono rossi ma che ben presto diventano nocciola ed un pattern di colorazione tipicamente color avorio o caramello). Questo a seconda del processo metabolico implicato nel deficit di produzione di melanina. Esempi classici sono quei serpenti che possiedono livree nere e rosse ai quali sparisce solamente la prima.
Chi ha osservato un pitone albino avrà certamente notato che in luogo del disegno tipico della specie esso è presente con una tonalità gialla comunque molto evidente. Così si osserva in Testudo marginata albina. Questa selezione ha la peculiarità di essere tirosinasi-positiva: ciò determina il grande vantaggio che gli occhi, rossi alla nascita, divengono ben presto color nocciola, così da rendere queste tartarughe resistenti come gli esemplari normali alla luce del sole.
L’albinismo si ritrova in tutto il regno animale e vegetale con frequenze di incidenza spesso molto basse in quanto in natura esso è selezionato in modo negativo. Solitamente tale mutazione è associata ad altri deficit che pregiudicano la normale sopravvivenza, quindi gli esemplari colpiti hanno poche possibilità di sopravvivere in natura. Il motivo principale è tuttavia la minore capacità di mimetizzazione e la sensibilità alla luce del sole.
Tuttavia in alcuni animali esso appare con una frequenza eccezionalmente alta come alcuni urodeli che vivono nelle grotte sotterranee dove il discorso mimetico ha importanza relativa a causa della mancanza di luce.
Nel caso delle tartarughe, la frequenza è molto bassa e solitamente svantaggiosa in termini di mimetizzazione. Il caso di Testudo marginata albina è una eccezione che conferma la regola, pertanto ancora più straordinaria.
L’albinismo è una mutazione recessiva: perché si manifesti è necessario che entrambe le copie del gene che produce melanina ne siano colpite. Questa, come altre mutazioni recessive, si trasmette tramite esemplari portatori nei quali è presente, anche in una sola copia dominata da un’altra normale e perfettamente funzionante, tale da indurre una colorazione normale. Questi animali portatori vengono definiti eterozigoti, mentre un albino è definito come omozigote recessivo ed entrambe le copie del gene sono mutate.

 

 

Eterozigosi
Albinismo

 

 

Per ogni carattere esistono una copia materna ed una copia paterna del gene o dei geni (definito allele) che lo codificano. Negli organismi superiori, il genoma è infatti 2n, con n = al numero di cromosomi tipici della specie. Questo ha grande rilevanza evolutiva. Nell’uomo abbiamo per l’appunto 23 cromosomi di derivazione paterna e 23 di derivazione materna per un totale di 46.
Un gene può avere caratteristiche di dominanza e manifestarsi anche se presente in unica copia, di codominanza quando entrambe le copie (differenti) si manifestano egualmente (gruppi sanguigni), oppure recessive. In questo ultimo caso esso si può manifestare solo se entrambe le copie, materna e paterna, lo sono. Questo è il caso della mutazione albina.
Ciò comporta che anche da due esemplari normali ma entrambi portatori di un allele albino (eterozigoti), possano nascere esemplari albini. In questo caso la probabilità (rispettata solo su grandi numeri) sarà di 1 albino (25%), 2 eterozigoti (50%) ed un omozigote normale (entrambi gli alleli normali) su 4 nati (25%).
Nel caso in cui un eterozigote per il gene albino si incroci con un albino omozigote recessivo, la probabilità che nascano a loro volta albini è tipicamente 1 su 2 piccoli (50%). Gli esemplari di colorazione normale saranno a loro volta eterozigoti (portatori) per il gene albino inespresso perché recessivo.
Se un albino si accoppia con un esemplare non portatore del gene albino tutti in nati saranno portatori del gene mutato (eterozigoti), ma avranno colorazione normale.

 

 

Testudo marginata Caramello
Albinismo

 

 

La mutazione si ritrova in natura e non è raro il ritrovamento di albini ed eterozigoti con una frequenza elevata rispetto all’incidenza riportata in letteratura. Molto probabilmente, il colore chiaro è risultato non svantaggioso in Sardegna, presumo per la ridotta predazione e la particolare flora di piante secche per gran parte dell’anno. Infatti gli albini appaiono ben mimetizzarsi nella paglia secca. Non ultimo, e questo spiegherebbe la straordinaria diffusione dell’albinismo in Testudo marginata in Sardegna, il probabile effetto “fondatore” in una popolazione nata dall’immissione di pochi esemplari in tempi storici. La mutazione potrebbe essere avvenuta poco dopo l’immissione del rettile nell’isola, oppure essere già presente nei primi esemplari introdotti. Poiché non ho notizie di albinismo in Grecia, terra d’origine di Testudo marginata, sono più propenso ad avallare la prima ipotesi.
Testudo marginata albina è una straordinaria selezione che ha i pregi di una colorazione assolutamente unica nell’ambito delle tartarughe, senza tuttavia i difetti di delicatezza che solitamente si incontrano nei mutanti carenti di melanina. Questo è dovuto al fatto che questa particolare variante è tirosinasi-positiva.
Alla nascita questi esemplari hanno una colorazione del carapace bianca, occhi rossi come la brace ardente ed una vitalità paragonabile alle tartarughe “normali”. Si nutrono regolarmente e non dimostrano né fotofobia né tanto meno di ricevere danni dalla luce diretta del sole. Già dopo alcune settimane, infatti, gli occhi prendono una colorazione nocciola molto chiaro. Questo è dovuto al fatto che, seppur non in grado di produrre autonomamente melanina (il pigmento nero), lo assorbono probabilmente con l’alimentazione e lo accumulano.

 

 

Questa è l’eccezionalità di questa variante albina di Testudo marginata, che permette a queste tartarughe di crescere normalmente ed arrivare all’età adulta e generare a loro volta splendidi esemplari albini. La colorazione di un giovane adulto mantiene infatti il disegno tipico della specie, apparendo di una calda e sfumata tonalità caramello.
Questa colorazione unica, in molti casi acquista toni molto brillanti, conferendo a questi esemplari un’apparenza di eccezionale bellezza. Dimensioni e parametri morfologici sono poi quelli tipici della specie Testudo marginata, come pure la curva di crescita ed il raggiungimento dell’età riproduttiva. Non vi è l’evidenza di una maggiore o minore mortalità rispetto agli esemplari di normale colorazione, come pure di incidenzadimalformazioni.

 

 

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La selezione
Albinismo

 

 

Fu una sorpresa il 10 settembre del 1991 trovare una piccola Testudo marginata bianca come il latte nata insieme ad altre 8 piccole tartarughe in giardino. Era una deposizione che non ero riuscito ad individuare, mentre le altre erano tutte in incubatrice. A breve si sarebbero schiuse le ultime uova rimaste di una femmina contrassegnata con la lettera N. Pochi giorni dopo da un uovo di questa ultima venne fuori un’altra piccola tartarughina bianca con gli occhi color brace. La Femmina N di colorazione assolutamente normale ne era la madre, e proveniva dalla zona di Olbia (Sardegna, Italia) da dove era stata prelevata almeno 20 anni prima da alcuni amici che l’anno prima se ne erano disfatti regalandomela insieme ad altri esemplari della stessa specie. Chi poteva essere il padre? Da subito pensai si trattasse di un giovane maschio color ocra chiaro, occhi grigi chiari mancante completamente di colorazione nera. Anche lui trovato anni prima nella zona di Olbia in Sardegna. Era Albino! Negli anni successivi nacquero in tutto 14 piccoli albini, ma di questi ne sono rimasti ad oggi solo sette, 6 maschi ed una sola femmina, nati nel 1996 e 1997. In questo ultimo anno morì per una polmonite fulminante, poco dopo il risveglio dal letargo, il padre di queste. Qualche settimana prima che morisse riuscii comunque a farlo accoppiare con la femmina eterozigote e da una deposizione di 11 uova nacquero 5 albini, prova dell’albinismo del maschio e dell’etereozigosi della femmina.
Da allora non nacque più nulla, fino allo scorso settembre 2003 quando da due piccolissime uova di una figlia della femmina N nata nel 1996, uscirono due altrettanto piccole testudo marginata albine. Anche questa era eterozigote e si era accoppiata con i fratelli albini nati lo stesso anno, finalmente maturi sessualmente. Erano passati 12 anni dalla prima nata e avevo voluto con tutto me stesso riuscire a selezionare il primo ceppo albino di Testudo marginata: ci ero riuscito. Quest’anno sono riuscito a far fecondare la femmina N eterozigote e la figlia dai 2 maschi albini nati nel 1996 ed attualmente ho in incubazione 28 uova di entrambe. Ma la sorpresa più grande è stata la prima deposizione da parte dell’unica femmina albina nata nel 1997 di cui ho in incubazione 5 uova.
Quando l’attesa del periodo d’incubazione è poi finita, si sono schiuse le prime uova. Testudo marginata, tra i 30-32° C impiega 58-64 giorni a schiudere. Delle 8 uova feconde della giovane femmina eterozigote deposte a fine maggio, 6 sono arrivate alla schiusa e 2 avevano embrioni morti al loro interno di colorazione normale. Delle nate, 2 erano di colore normale e 4 albine: esattamente quanto mi sarei aspettato da una normale segregazione di geni Aa X aa (eterozigote per albino). Le uova deposte nella seconda deposizione erano 12, di queste solo 6 fecondate. Sono nati 3 esemplari di colore normale e 2 albini: nell’uovo che non si è schiuso ho trovato un piccolo embrione bianco.
La femmina N, la madre dei primi albini, ha deposto 2 volte, 12 uova ciascuna deposizione. In entrambi i casi la fertilità è stata bassa e solo 8 sono risultate fecondate. Molto probabilmente ciò è dovuto alla giovane età dei maschi, nati nel 1996, che hanno fecondato le tre femmine solo in virtù del mio intervento di inseminazione artificiale. Nella prima deposizione sono nati 4 esemplari normali e 4 albini, nella seconda 3 esemplari normali e 4 albini. In un uovo ho riscontrato un embrione di colore normale.
La giovanissima ed unica femmina albina, nata nel 1997, ha deposto un’unica volta 8 uova molto piccole. Anche in questo caso solo 4 erano fecondate: se ne sono schiuse 3, dando alla luce 3 esemplari albini di piccolissime dimensioni (22 mm ciascuno); nell’uovo abortito vi era un embrione bianco. Anche in questo caso ho trovato quanto mi sarei aspettato per una segregazione recessiva per l’albinismo
(aa X aa).
Si tratta di una mutazione recessiva che segue le leggi di Mendel.
Solitamente gli esemplari albini sono sfavoriti in natura, tuttavia in questo caso, appaiono resistenti quanto gli esemplari normali. Probabilmente, poiché questa mutazione si è selezionata in natura ed è straordinariamente diffusa in certe popolazioni, evidentemente ha dato qualche beneficio o non è stata sfavorevole dal punto di vista del mimetismo. Ci tengo a far notare che la femmina N è un esemplare nato in natura e attualmente ha almeno 60 anni, il maschio albino, morto nel 1997, è nato e cresciuto fino ad 8 anni in natura, età in cui fu raccolto da miei conoscenti oltre 20 anni fa.
Particolarità di questa mutazione, è quella che gli esemplari accumulano pigmenti giallo chiari a partire da un paio di mesi dalla nascita: gli occhi progressivamente diventano color nocciola chiaro e questo li rende meno sensibili ai raggi UVA, tanto che vivono come gli esemplari di colorazione normale. Tuttavia appaiono molto chiari con la colorazione della specie sfumata.
Molto probabilmente, il colore chiaro è risultato non svantaggioso in Sardegna, presumo per la ridotta predazione e la particolare flora di piante secche per gran parte dell’anno. Non ultimo, e questo spiegherebbe la straordinaria diffusione dell’albinismo in Testudo marginata in Sardegna, il probabile effetto “fondatore” in una popolazione nata dall’immissione di pochi esemplari in tempi storici. La mutazione potrebbe essere avvenuta poco dopo l’immissione del rettile nell’isola, oppure essere già presente nei primi esemplari introdotti. Poiché non ho notizie di albinismo in Grecia, terra d’origine di Testudo marginata, sono più propenso ad avallare la prima ipotesi.
Testi di Maurizio Bellavista
www.testudoalbino.com
www.tartaweb.it

 

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