IL LETARGO DELLE TARTARUGHE ACQUATICHE

Sono l’energia solare e il fotoperiodo, come rapporto tra le ore di luce e di buio nel corso della giornata, a regolare le attività e la vita delle tartarughe acquatiche e palustri. In natura questi rettili si spostano da aree più calde ad altre più fresche e viceversa: in questo modo si mantiene la temperatura caratteristica per ogni specie.

 

 

 

Quando le temperature si innalzano troppo o diminuiscono troppo, gli animali iniziano a vivere in uno stato di latenza, smettendo di mangiare e riducendo le attività metaboliche notevolmente. Si parla quindi rispettivamente di estivazione e letargo o ibernazione. Per quanto riguarda invece le tartarughe originarie di climi più caldi, non si parla di letargo, ma di brumazione, oppure rimangono attive a temperature calde nell’anno e magari estivano nei periodi troppo caldi.

Come per le tartarughe terrestri, il letargo può avvenire sia all’esterno che all’interno.

Per le tartarughe nordamericane ed europee, adulte o subadulte, si parla di riduzione dell’alimentazione con l’arrivo della stagione autunnale; andranno spontaneamente in letargo, ridurranno le loro attività e nei periodi più freddi, se ne staranno al centro del laghetto nel fango. Nel caso in cui l’acqua dovesse ghiacciare, non è consigiabile decongelarla, perché si potrebbero creare delle zone tiepide in cui la tartaruga è attirata, causando delle possibili malattie respiratorie.
Non si deve comunque alimentare, per non causare delle patologia gastroenteriche per la mancata digestione o per altre cause.
Per gli animali che vivono in un acquario invece, si dovranno diminuire le temperature gradatamente, le ore di luce e il cibo, fino a eliminarlo del tutto. Prima del letargo vero e proprio, dovranno rimanere a digiuno per 3-4 settimane, in modo tale da poter svuotare lo stomaco e l’intestino del tutto. Così, l’animale potrà essere depositato in un contenitore di plastica, grande poco più delle sue dimensioni, con uno strato di acqua in modo che possano emergere le narici solo allungando il collo. Dovrà poi essere lasciato in un luogo fresco, senza altri animali, con una temperatura che può andare dai 5 ai 10 °C, per circa 2-4 mesi. Nei periodi più freddi, si potranno coprire con del polistirolo.
Una volta al mese si dovrà controllare il peso, ripulire il carapace e cambiare l’acqua del contenitore. Dopo 7-8 settimane, si potrà iniziare a riportare la temperatura a 22-24 °C.
Al momento del risveglio, si dovrà lavare la tartaruga, pesarla e immergerla in acqua a 25-30 °C per almeno mezz’ora. Si dovrà controllare se l’animale riporta determinate patologie, che non siano presenti dei parassiti esterni . Dopo pochi giorni comunque, dovrebbero riprendersi del tutto e ricominciare con la vita di sempre. Nel caso in cui qesto non si verificasse, è sempre consigliabile rivolgersi ad uno specialista.

È consigliato permettere il letargo alle specie che si vogliono far riprodurre ma va permesso solo alle tartarughe adulte o subadulte, in buona salute e che si sono adattate già a vivere in cattività. È da evitare ovviamente a quelle neonate ed agli individui appena importati.
Mettere la tartaruga vicina ad un termosifone senza lìapporto di luce ad utravioletti, non va bene perché il calorifero può portare a degli sbalzi di temperatura enormi, che non fanno bene all’animale.
Per quelle neonate, in buona salute, devono essere mantenute in un microclima simile a quello primaverile.
Per quanto riguarda la brumazione, questa riguarda specie come i bataguridi asiatici, di pianura e di montagna, i pelomedusidi africani e australiani e alcune specie sudamericane. È simile al letargo, ma con temperature più miti (5-10 °C), al fine soltamente di riprodursi.

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