Geochelone pardalis 
Tartaruga leopardo 
 
(BELL, 1824)
 
 
 
 
Classificazione:
Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Subphylum: Vertebrata
Infraphylum: Gnathostomata
Classe: Sauropsida (Reptilia)
Sottoclasse: Anapsida
Ordine: Chelonia (Testudines)
Sottordine: Cryptodira
Famiglia: Testudinidae
Genere: Geochelone
Specie: G. pardalis

Sottospecie
G. p. babcocki
G. p. pardalis
 

PRESENTAZIONE

Le Geochelone pardalis sono fra le specie di tartarughe più grandi che esistano. In Africa sono considerate le seconde dopo le Geochelone sulcata. Sono attualmente riconosciute due sottospecie: Geochelone pardalis babcocki e Geochelone pardalis pardalis. In natura tuttavia esistono altre sottospecie, che sono incroci naturali, non classificate.
Una “potenziale” terza sottospecie, non riconosciuta scientificamente è stata individuata in Somalia e Etiopia, la più grande fra le specie esistenti di Geochelone pardalis. Dagli studiosi è considerata una Geochelone pardalis babcocki, mentre altri, per distinguerla, data la sua stazza imponente, la denominano la Stygmochelys somalica pardalis. Questa specie raggiunge i 65cm ed un peso di 40kg.

DISTRIBUZIONE DELL’HABITAT

Queste specie vivono in vasti territori dell’Africa; sono presenti dall’Africa orientale fino all’Africa meridionale, nelle zone del Sudan, Malawi, Kenya, Tanzania, Zimbabwe, Zambia, Angola, Etiopia, Namibia, Botswana e Mozambico. Questi territori sono caratterizzati da zone di savane, praterie, boscaglie, foreste, fino ad altopiani di 2500m di altitudine. Il clima varia a seconda dei periodi e dei luoghi, con la stagione secca dal clima semi-desertico e la stagione delle piogge con un’umidità elevata. Anche le temperature variano a seconda dei luoghi; sono più o meno stabili, con un’escursione medio-alta di notte, ed inverni freschi e notti fredde principalmente nel sud-Africa. Il tasso di umidità è prevalentemente basso, fatta eccezione in alcune zone di foresta, ai cui margini sono stati osservati alcuni esemplari di Geochelone pardalis.

COMPORTAMENTO IN NATURA

Questa specie ama crogiolarsi al sole di prima mattina, per poi incamminarsi alla ricerca di cibo.
Nelle ore più calde della giornata e nelle notti più fresche, queste tartarughe trovano riparo nelle tane lasciate libere da altri animali. Spesso le si osserva riposare fra i cespugli e la vegetazione presente in quei luoghi, nelle giornate meno calde.
Sono attive anche al crepuscolo, soprattutto durante la stagione delle piogge, per fare il bagno, bere ed accoppiarsi. Le femmine depongono le uova in luoghi più o meno umidi. I piccoli, quando nascono, possono rimanere anche due giorni nella tana, in attesa della pioggia.

Geochelone pardalis pardalis

Questa tartaruga è più grande rispetto all’altra sottospecie (G. p. babcocki). E’ considerata rara sia in natura che in cattività. In particolare, in cattività, si dimostra abbastanza schiva; impiega più tempo ad ambientarsi alla nuova dimora, soprattutto perché molti esemplari sono prelevati dalla natura. Tuttavia risulta più resistente ed adattabile alle nostre temperature rispetto alla pardalis babcocki, se si rispettano le normali regole di allevamento che richiede. Necessita di essere alloggiata in giardino nei mesi caldi, mentre va ospitata in un locale riscaldato quando le temperature scendono al di sotto dei 15/16 gradi la notte.

Raggiungono dimensioni di 50/60cm per un peso di 35/40kg circa. Hanno una crescita veloce nei primi anni di vita, raggiungendo i 30cm di dimensione a circa 6 anni di età. I maschi sono più grandi delle femmine. Il loro carapace ha una forma emisferica, larga, più appiattita; il colore è giallo/arancio, intensificato da fitte macchie nere. Zampe, testa e coda sono marroni. I baby possono avere pigmenti sulla pelle. I piccoli della specie si distinguono per le due macchioline nere, presenti su ogni scuto vertebrale del carapace, chiamate macchie gemelle e riscontrabili nella maggior parte degli esemplari. Con la crescita, queste macchioline vanno via, sparendo insieme alla pigmentazione.
Il piastrone è giallo e può presentare macchie nere.

Le Geochelone pardalis pardalis occupano il territorio del Sud-Africa e della Namibia. Prediligono aree desertiche e semi-desertiche, con clima secco e soleggiato. Le estati e gli inverni variano a seconda delle regioni geografiche. Generalmente gli inverni sono abbastanza miti e le estati sono molto calde. Le escursioni termiche notturne sono forti, con variazioni di 10/7/5 gradi a seconda del periodo. La stagione delle piogge è prevista in gennaio, febbraio e marzo (mesi estivi in quei luoghi).
La vegetazione di queste aree è ampiamente stepposa, costituita per la maggior parte da graminacee, arbusti/ cespugli spinosi e vari tipi di piante grasse.
Gli accoppiamenti di questa specie sono previsti durante la stagione delle piogge; le schiuse sono influenzate dalle condizioni climatiche.

Geochelone pardalis babcoki

Le Geochelone babcocki sono le più piccole della sottospecie. Si dimostrano “socievoli”, adatte per la cattività e capaci di riconoscere il proprio allevatore. Possono convivere con i propri simili senza mostrare aggressività, con qualche eccezione nel periodo dell’accoppiamento. Hanno un carattere iperattivo e necessitano di ampi spazi dove fare esercizio per sviluppare il tono muscolare, soprattutto in fase baby e sub-adulta. Onde evitare patologie quali piramidalizzazione e MOM, necessitano, oltre all’attività fisica, di quantità maggiori di calcio.

Queste specie si dimostrano più delicate e sensibili al freddo se non sono bene acclimatate.
Vanno alloggiate in giardino durante il periodo caldo e ospitate in un locale riscaldato quando la temperatura scende intorno ai 20 gradi.

Questa specie raggiunge dimensioni di 35/40cm, per un peso di 15/20kg. Si presenta con una colorazione più chiara; il carapace è giallo con macchie nere (meno diffuse rispetto alle G.pardalis pardalis) simili a quelle di un leopardo. La forma è più allungata e più bombata. Il piastrone è giallo e non presenta macchie.
Le femmine sono più grandi rispetto ai maschi.
Nella maggior parte dei baby, è visibile una piccola macchia al centro di ogni scuto vertebrale.
Non presentano pigmentazione la testa, la coda e le zampe; queste sono marroni.

Le Geochelone pardalis babcocki occupano il territorio dell’Africa sud-orientale.
Prediligono aree semi-desertiche. Alcuni esemplari sono presenti in zone di foresta dove il tasso di umidità è maggiore e la vegetazione è costituita da erbe più fresche, soprattutto durante la stagione delle piogge. Questi esemplari possono presentare una piramidalizzazione, seppur lieve.
Il clima e le temperature variano a seconda delle stagioni. Le temperature più alte sono fra i 35/37 gradi con picchi di 40 gradi, con escursione notturna fino ai 17 gradi nella stagione secca e 26/27 gradi di giorno nella stagione delle piogge. L’escursione notturna varia a seconda del periodo, generalmente non scende sotto i 10 gradi nel periodo più freddo. Eccezionalmente può toccare gli 0 gradi. ( I dati descritti sono riferiti perlopiù allo Zambia e all’Etiopia). La stagione delle piogge è caratterizzata da forti acquazzoni che avvengono maggiormente fra il pomeriggio e la sera.
La vegetazione è costituita nella maggior parte da erba secca e cespugli spinosi, graminacee delle quali la tartaruga si nutre.
Il periodo degli accoppiamenti avviene durante la stagione delle piogge, da maggio a ottobre. La maturità sessuale è prevista fra i 12-15 anni di età. Le femmine maturano prima dei maschi.
Non tutti i baby riescono a nascere ed a sopravvivere, a causa della predazione da parte degli altri animali come volpi e manguste. Le tartarughe adulte sono invece soggette ad uccisioni da parte dell’uomo, per la devastazione agricola e per l’uso alimentare da parte delle popolazioni indigene.

ALLEVAMENTO (OUTDOOR E INDOOR)

Allevamento outdoor:

Nei mesi caldi è necessario alloggiare la tartaruga all’esterno, in giardino.
Il giardino deve prevedere un’ottima esposizione solare e un recinto molto resistente, a prova di colpi di carapace, che la tartaruga può infliggere. I materiali usati si possono scegliere fra pietre di tufo, assi e pali per staccionate.

I baby necessitano di un recinto di protezione più adeguato, circondato completamente da rete metallica di 1cm, che deve essere anche interrata, onde evitare attacchi da parte di altri animali.
Le dimensioni del recinto variano a seconda del numero degli esemplari, dell’età e delle dimensioni delle tartarughe.
Per una coppia o un trio di adulte, sono preferibili 25/30mq come dimensioni minime per il recinto.
Per i baby, due o tre esemplari, sono previsti almeno 3x2m come dimensioni minime per il recinto, vista la loro vivacità e il loro bisogno di muoversi.
All’interno del recinto è importante che vi sia una ricca varietà di erbe selvatiche, fra cui:
La piantaggine, il tarassaco, l’ortica, la cicoria, la malva, il trifoglio, la rucola, l’hibiscus ecc….
Si possono aggiungere piante succulente, adatte all’alimentazione delle tartarughe, come:
L’aloe vera, il sedum, l’opuntia, la portulaca, ecc. E’ consigliato che le piante abbiano un fusto ben lignificato, per evitare che le tartarughe divorino subito tutto.
Sono altrettanto indispensabili le piante che fungono da zone d’ombra, vanno bene anche piante aromatiche come: la salvia, il timo, il rosmarino strisciante, ecc.
È indispensabile un rifugio, per il riposo e la notte, di dimensioni adeguate e sollevato da terra, per evitare eccessiva umidità, soprattutto nelle giornate piovose.
Si consiglia un rifugio ben coibentato, per proteggere le tartarughe nelle notti più fredde, soprattutto se si allevano le Geocheloni pardalis pardalis e si vuole farle stare più tempo all’esterno, data la loro discreta tollerabilità alle basse temperature (se l’esemplare è ben acclimatato, adattato e in buona salute).
Un recipiente pieno d’acqua deve essere sempre disponibile e cambiato quotidianamente per permettere alle tartarughe di bere e fare il bagno.
È possibile simulare la stagione delle piogge, nel periodo che la tartaruga alloggia all’esterno, ricreando le condizioni che si verificano in natura, per favorire anche gli accoppiamenti.

Allevamento indoor:

Nel periodo invernale, quando la temperatura scende sotto i 20gradi, la stabulazione avviene all’interno di un locale, preferibilmente adiacente al giardino per facilitarne l’accesso alla tartaruga, soprattutto se si allevano più esemplari.
Questa soluzione si adatta per gli allevatori del sud Italia, territorio notoriamente caratterizzato da inverni abbastanza miti.
Come locale, può adattarsi una stanza, una stalla, ecc… opportunamente riscaldata e irradiata.
È opportuno considerare spazi adeguati, particolarmente ampi per questa specie, che è molto attiva.
Per uno o due esemplari baby si necessita di un terrario, di dimensioni minime 120/150×60 per un massimo di due anni (dipende molto dalla rapidità della crescita, che varia da esemplare ad esemplare).
Per un subadulto di 3 / 4 anni si necessita di un terrario di dimensioni minime 200x80cm.
Dai 5 anni è indispensabile una stanza/locale dedicata di dimensioni 4x4m, misure minime per un adulto di G.pardalis babcocki, mentre per le G.pardalis pardalis è indispensabile un locale di dimensioni maggiori, almeno 5x5m. Le misure vanno considerate in base alle dimensioni, al peso e al numero delle tartarughe; si consiglia di offrire quanto più spazio possibile, soprattutto perchè questa specie risente della differenza fra un giardino “spazioso” e un locale “limitato”.
Per il substrato è consigliato fibra di cocco e torba di sfagno, asciugata precedentemente al sole, da porre nei terrari.
Per gli ambienti di maggiore dimensione sono consigliati trucioli depolverati in balle (quelli usati per l’allevamento dei cavalli), per facilitare le operazioni di pulizia, oppure balle di fieno. Entrambi i substrati favoriscono un tasso di umidità basso, l’ideale per questa specie.

RISCALDAMENTO, ILLUMINAZIONE E UVB

Per il riscaldamento uniforme occorrono: pannelli solari, riscaldamento a pavimento, termosifoni o stufa. Per il fotoperiodo sono previsti tubi al neon UVB 10% collocati in apposite plafoniere sospese oppure tubi al neon semplicemente sospesi, mantenuti nelle apposite cuffie degli accenditori.
Per il punto “basking”, sono indispensabili lampade ad alta concentrazione di UVB e calore; sono utilizzate a tale scopo anche lampade ai vapori di mercurio e agli ioduri metallici come le Solar Raptor.
Il portalampada deve necessariamente essere ad ampio riflettore, come quello mostrato nell’immagine, utilizzato anche in botanica per l’allevamento di piante indoor. Il numero di punti basking varia a seconda degli esemplari ospitati, in modo che tutti passono beneficiare degli ultravioletti.

Per le specie baby e i subadulti allevati in terrario si necessitano:
– per il fotoperiodo: tubo neon UVB 10% grande quasi come il terrario;
– per il punto basking: lampada ai vapori di mercurio (se si dispone di ampi spazi), o meglio agli ioduri metallici come le Solar Raptor;
– per i baby da 0 a 2 anni si consiglia dapprima una Solar Raptor Flood da sostituire, poi, con una Solar Raptor Spot che emana maggior quantità di calore.

Temperature:

Adulti e subadulti
• Fotoperiodo : 12 ore – riscaldamento diurno: 8 ore
• Basking: 35/36 gradi
• Lato fresco: 24/25 gradi
• Notte: 18/20 gradi
• Umidità 40/60%
Baby
• Fotoperiodo come gli adulti.
• Basking: 34/36 gradi
• Lato fresco: 24/25 gradi
• Notte: 20/22 gradi
• Umidità 60/70%

N.B. Per i baby, si consiglia un angolino umido all’interno del terrario.

Se all’interno del terrario non si raggiungono le temperature indicate per la parte fresca, o non si raggiunge la temperatura adeguata per la notte, si suggerisce di aggiungere una lampada in ceramica termostatata.

 
 
 
ALIMENTAZIONE

Essendo la Geochelone pardalis molto vorace, necessita di un’alimentazione ricca di fibre e calcio.
L’alimentazione ideale è costituita, per il 70-75%, di erbe selvatiche e fieno. Per brevi periodi si possono somministrare radicchi e cicorie precedentemente fatti essiccare. La frutta va offerta sporadicamente; una volta al mese è più che sufficiente. Da favorire mela e pale di fico.
Alimenti proteici o di origine animale sono tassativamente vietati. La specie è esclusivamente vegetariana.

N.B. è possibile offrire verdure fresche, non necessariamente essiccate, nella stagione delle piogge, come avviene in natura in tale periodo.

INTEGRAZIONE

Questa specie, più di altre, necessita maggiori quantità di calcio, ed è importante offrire sempre ed illimitatamente l’osso di seppia e un supplemento di calcio D3 per gli esemplari in crescita e per le femmine gravide. Circa due volte a settimana, si somministrano piccole spolverizzate all’interno dei pasti. Si deve sospendere la somministrazione quando gli esemplari sono ospitati in giardino.
Il multivitaminico è possibile somministrarlo 1/2 volte al mese, soltanto nei primi due anni di vita, alle femmine gravide e ai soggetti in convalescenza. Tuttavia quest’ultimo integratore non è indispensabile.
Un’alimentazione equilibrata a base di calcio, fosforo e fibre garantisce tutti i valori nutrizionali di cui l’esemplare necessita.
Una curiosità: in natura si possono notare esemplari “consumare” ossa di carcasse, per l’assimilazione del calcio.

DIMORFISMO SESSUALE

Maschio: Piastrone converso
Coda grossa
Scuti anali che formano una V

Femmina: Piastrone piatto
Coda piccola e tozza
Scuti anali che formano una U

 

 

ACCOPPIAMENTO E RIPRODUZIONE

Maturità sessuale
Maschio: verso i 6/7 anni di vita, al raggiungimento di circa 22cm
Femmina: verso gli 8/9 anni di vita, al raggiungimento di circa 25/30cm
Non si escludono soggetti che maturino anticipatamente rispetto a tali dati, visto che in cattività la crescita avviene più velocemente.

Periodo di accoppiamento:
Durante la stagione delle piogge, in cattività, l’accoppiamento è leggermente posticipato, ovvero nei mesi di luglio e agosto, ma può anche avvenire durante il resto dell’anno (soprattutto per le G. p. babcochi), oppure a seconda del ciclo stagionale al quale la tartaruga è sottoposta (soprattutto nel caso della G. p. pardalis).
L’accoppiamento segue un rituale di morsi e spintoni e colpi di carapace da parte del maschio, fino a quando la femmina non cede. Il maschio si esprime in acuti vocalizzi.
In questo periodo i maschi possono essere aggressivi fra di loro; in tal caso, bisogna separarli.

Riproduzione:
Le femmine scavano buche profonde 20/30 cm in zone dove il tasso di umidità è maggiore.
Gli scavi possono prolungarsi anche per due o tre ore. Depongono dalle 5 alle 20 uova, e possono arrivare anche a deporre 30 uova; dipende dalla sottospecie (le G. pardalis babcocki possono deporre più uova), dall’età e dalle dimensioni della tartaruga.
La gestazione prevede un periodo di circa 10 settimane.
Possono deporre fino a 4/5 volte in un anno.
Se le deposizioni avvengono durante il periodo in cui le tartarughe sono all’interno, è opportuno e indispensabile prevedere anticipatamente un luogo per la deposizione, sopraelevato e con substrato profondo almeno 35 cm. Deve essere anche caldo (circa 25 gradi) e con umidità poco più alta rispetto alle altre zone limitrofe.

Incubazione:
Le uova vanno messe in incubatrice ad una temperatura di 29-30 gradi, al massimo 31, e non maggiore altrimenti c’è il rischio per i baby di formare scaglie anomale.
L’umidità va mantenuta intorno al 70% /80%.
Le schiuse avvengono fra i 120-180 giorni.
Per le uova di Geochelone pardalis pardalis, è consigliata una diapausa di almeno 30 giorni.
Le schiuse possono avvenire anche a distanza di 6 mesi.

N.B.: Sono necessarie piccole attenzioni al momento dell’incubazione:
(1) E’ preferibile non sottoporre le uova a temperature immediatamente alte, come 29-30 gradi, ma arrivarci gradualmente partendo da un minimo di 25 gradi.
(2) Bisogna umidificare il substrato di vermiculite non appena l’umidità scende intorno al 60%, fino ad arrivare ad un massimo dell’80%.
Le nascite possono essere monitorate per aver maggiori percentuali di un sesso rispetto all’altro.
Generalmente a una temperatura che va dai 27 ai 29 gradi c’è una percentuale maggiore di maschi, mentre, quando le temperature si aggirano intorno ai 30/31 gradi, la percentuale maggiore sono le femmine. A temperature comprese tra i 29 ed i 30 gradi si possono avere sia maschi che femmine.
I piccoli, quando nascono, hanno un enorme sacco vitellino che si riassorbisce entro 5/7 giorni.

CURA DEI PICCOLI

I nascituri sono completamente indipendenti, misurano circa 4/5 cm per un peso di 27/30 g. Vanno collocati in terrario con carta da cucina inumidita. Si consiglia almeno un bagnetto al giorno, di pochi minuti, per favorire l’idratazione e la defecazione. L’alimentazione è simile a quella degli adulti: favorire più erbe “fresche” durante un primo periodo, sempre miste al fieno. Si consigliano appositi integratori di calcio (tramite osso di seppia grattugiato o meglio in piccoli pezzi) e calcio D3 due volte a settimana. Eventualmente un multivitaminico, come descritto in precedenza. 

 
 

LE PRINCIPALI MALATTIE

-Parassitosi (endoparassiti ed ectoparassiti) soprattutto per gli esemplari WC e di Farm.
-Stomatite
-Raffreddamenti
-Polmonite
-Calcoli alla vescica
-Problemi renali
-Problemi al fegato
-Piramidalizzazione
-MOM

Si sconsiglia l’acquisto di esemplari di cattura (WC). Nei migliori casi, gli esemplari possono presentare parassitosi intestinale e parassiti esterni come acari e zecche, che debilitano molto l’esemplare in condizioni come quelle della cattività. Le terapie attuali danno buoni esiti, ma richiedono tempo e possono indebolire maggiormente l’esemplare, considerando anche che la tartaruga è già sottoposta a situazioni di stress per l’adattamento al nuovo habitat.

LEGISLAZIONE

SPECIE PROTETTA
Inserita nella RED LIST come tutti i rettili del genere Geochelone ed inclusa nella Convezione di Washington, C.I.T.E.S appendice II e in allegato B. (Reg. (CE) 1332/2005) della Comunità Europea.

 

www.tartaweb.it
Testo a cura di Doriana Napolitano
Materiale fotografico appartenente al sito TartaWeb

 

 

 
 

 

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