Galapagos, il ritorno delle tartarughe giganti

 

LIVORNO. Il 4 luglio il Parco nazionale della Galapagos ha compiuto 51 anni, è il primo parco istituito in Equador e, nonostante non poche difficoltà e l’assalto del turismo e l’aumento della popolazione residente, secondo il ministero dell’ambiente ecuadoriano «Gli sforzi del governo nazionale, della comunità locale, dell’autorità che amministra questo patrimonio e dei guardiaparco, hanno permesso di conservare il 95% della sua biodiversità». Le isole vulcaniche a 600 miglia ad ovest dell’Equador sono un patrimonio naturale mondiale dell’Unesco e ospitano decine di specie endemiche in un territorio do 3.000 kmq, protetto per il 95% dal parco nazionale.

 

Una delle più gravi sconfitte subite dal parco è quella della scomparsa delle tartarughe giganti nell’isola di Pinta, mentre in altre isole la popolazione di questi pacifici rettili era in drammatico calo. Ma gli scienziati sono riusciti a reintrodurre con successo tartarughe giganti delle Galapagos in un’isola dove la specie era in estinzione, aumentando così le speranze di salvaguardia nell’intero arcipelago. A fine giugno un controllo sull’isola di Española, la più a sud delle Galapagos, ha confermato che lo sforzo per reintrodurre le tartarughe giganti ha avuto successo: sull’isola ci sarebbero 1.500 esemplari. Johannah Barry, presidente di Galápagos Conservancy, una Ong Usa che finanzia in parte il progetto e lo gestisce insieme al parco nazionale, spiega che «Mira a riportare indietro l’orologio a prima dell’arrivo degli esseri umani, che ha spazzato via una delle specie che hanno contribuito a ispirare le teorie di Charles Darwin sull’evoluzione e la selezione naturale. E’ un gran finale di una storia triste».

I risultati preliminari del controllo, effettuato per 10 giorni con 24 operai dall’ente parco nazionale delle Galápagos, hanno rivelato che anche albatros, cactus e la vegetazione legnosa avevano in parte recuperato, restituendo l’isola un aspetto simile a quello che Darwin vide due secoli fa.

«La popolazione di Geochelone hoodensis negli ’70 era scesa a circa 15 individui è ridiventata una visione comune sull’isola – ha detto che Washington Tapia, un funzionario del parco che ha condotto l’indagine – Durante la spedizione abbiamo trovato nidi, tartarughe nate di recente ed adulti nati su Española, il che indica che la popolazione di tartarughe sta andando bene».

Secondo Linda Cayot, una consulente scientifica di Galápagos Conservancy «La popolazione oggi annovera da 1.500 a 2.000 tartarughe. Avremo un’idea molto più chiara quando i risultati dell’indagine saranno compilati. Si pensa che la popolazione originaria raggiungesse fino a 5000 individui, prima di diventare una vulnerabile fonte di carne fresca per i marinai di passaggio». Il successo del progetto ha rilanciato il piano “re-tortoise” su un’altra isola, Pinta, con l’intenzione di recuperare uno squilibrio ambientale notevole.

Henry Nicholls, del Galápagos Conservation Trust é felice per il ripopolamento delle tartarughe giganti ad Española: «E’ assolutamente incredibile, è uno dei pochi posti dove si può vedere l’evoluzione avvenire in tempo reale. Sono una specie di fiore all’occhiello che catturano l’immaginazione del pubblico».

Per gran parte del XX secolo l’arcipelago è stato il simbolo della distruzione portata dall’uomo: i marinai, dopo essersi mangiati le tartarughe, hanno introdotto in alcune isole le capre che si sono moltiplicate diventando decine di migliaia ed hanno divorato la vegetazione, rendendo le isole inabitabili per le tartarughe e per altre specie endemiche. Negli anni ’70 le autorità delle Galapagos hanno deciso di abbattere gli invasori con squadre di tiratori scelti, ma alcune capre sono sopravvissute ed hanno ripopolato rapidamente le isola, fino agli anni 90, quando vennero utilizzati elicotteri, cani e soprattutto vennero applicati collari elettronici alle capre capo-branco per individuare tutti i greggi che potevano sfuggire alla caccia di eradicazione. Nemmeno gli animalisti protestarono più di tanto per la strage di capre: «Ci sono state poche proteste pubbliche, perché si era visto che le tartarughe erano a rischio», spiega Barry.

Gli scienziati trasferirono 15 tartarughe giganti, fra le ultime superstiti della specie, da Española ad un centro per un programma di riproduzione in cattività. Quando restarono solo i capobranco col collare e le ultime capre vennero abbattute, le tartarughe nate in cattività sono state reintrodotte nell’isola.

«Le tartarughe hanno iniziato a svolgere il loro ruolo di ingegneri dell’ecosistema – spiega Tapia – Possiamo dire con certezza che l’integrità ecologica del Española è stata ristabilita. Un piano analogo per ripopolare Pinta, all’estremità settentrionale dell’arcipelago, è attualmente in corso. Tuttavia, l’unico superstite delle tartarughe di Pinta è Lonesome George (Nella foto), che non è riuscito a riprodursi nonostante decenni in un programma di riproduzione in cattività».

Piuttosto che aspettare di vedere se George, una Geochelone nigra abingdoni, farà figli nei prossimi decenni, gli scienziati hanno deciso di introdurre nell’isola le tartarughe di Española (Geochelone hoodensis), le più vicine geneticamente a quelle di Pinta. Il primo gruppo di 39 tartarughe caracollava sull’isola a maggio, si tratta di animali sterili e che saranno attentamente monitorati . Se tutto va bene, saranno seguiti da tartarughe fertili. La Cayot sottolinea che «Questo lavoro continuerà su tutte le isole e le popolazioni di tartaruga continueranno a crescere. Alla fine, speriamo di vedere popolazioni in salute sulla maggior parte delle isole».

Nicholls, che ha scritto un libro su Lonesome George, è convinto che lo scapolo più famoso delle Galapagos possa ancora avere un erede: «Nella storia di George ci sono state tante sorprese, io non lo escludo. E il tempo è dalla sua parte. Quando si tratta di conservazione della biodiversità dell’isola, le capre sono il male assoluto. Si riproducono a un ritmo incredibile e distruggono completamente le piante autoctone. L’eliminazione della capre dalla maggior parte delle Galápagos è a dir poco incredibile. E’ la più ambiziosa e di maggior successo campagna di eradicazione di capre condotta in tutto il mondo».

L’Isola Pinta era ricca di fregate, iguane marine, falchi delle Galapagos, foche e una moltitudine di uccelli, mammiferi e piante unici,. Fino alla metà del XIX secolo ospitava anche migliaia di tartarughe giganti di Pinta, endemiche dell’isola. Nel 1800 gli equipaggi delle baleniere uccisero gran numero di tartarughe Pinta che non ressero al massacro e alla successiva introduzione, nel 1959, di capre, che negli anni ’70 erano già arrivate a 40.000 individui. Probabilmente, nel XX secolo le Geochelone nigra abingdoni erano già ecologicamente estinte, anche se ci sono prove di macellazione tartarughe da parte di pescatori fino alla metà del 1900. L’unico superstite, Lonesome George, è stato salvato mettendolo in cattività nel 1972 , da allora Pinta non era più abitata dalle tartarughe. Però a Pinta l’eradicazione delle capre, eseguita a partire dagli anni ’70 dalla Charles Darwin Foundation e dal Parco, non era del tutto riuscita, anche se erano state ridotte a meno di 100 capi che vivevano sulle scogliere di Pinta dove i metodi di eradicazione esistenti non erano risultati efficaci. Solo con l’introduzione dei radio collari ai capobranco le capre sono state definitivamente debellate prima che riuscissero ad estinguere alcune specie vegetali di Pinta che ora si stanno riprendendo rapidamente, anche se si teme per alcune che utilizzavano proprio le tartarughe giganti per disperdere i loro semi con le feci.

Questi grandi rettili sembrano l’elemento centrale della biodiversità delle Galapagos. Tanto che il parco nazionale ha dato il via libera al ripopolamento di Pinta in due fasi con le tartarughe di Española: prima verrà monitorato l’impatto ecologico delle nuove tartarughe e ci vorranno anni, forse decenni, visto che le tartarughe fertili immesse saranno giovanissime (circa quattro anni ) e la popolazione aumenterà ad un tasso annuo di 50-65 individui, la riproduzione naturale sull’isola inizierà in circa 15-20 anni durante i quali bisognerà eradicare dall’isola la restante ventina di piante invasive per garantire che la presenza di tartarughe non si traduca in una loro maggiore dispersione e germinazione; le tartarughe fertili di Espanola verranno introdotte solo quando le condizioni saranno favorevoli per la loro sopravvivenza immediata ( piogge recenti, vegetazione abbondante, ecc.). I loro movimenti, la dieta, l’utilizzo dell’habitat, la loro dispersione saranno studiati attentamente. Negli anni successivi le tartarughe verranno rilasciati in luoghi diversi per assicurare che tutti gli habitat favorevoli siano occupati dalle tartarughe.

 

fonte GREENREPORT

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