Chelus fimbriatus
(MATA-MATA)
 
(Schneider, 1783)
 
Genere CHELUS
Specie CHELUS FIMBRIATUS
Origini SUD AMERICA SETTENTRIONALE e MERIDIONALE, BRASILE, COLOMBIA, VENEZUELA, ECUADOR, BOLIVIA, PERU’, SURINAME, GUINEA FRANCESE
Habitat CORSI D’ACQUA A LENTO CORSO, STAGNI, PICCOLE PROFONDITA’ CON FONDALI SABBIOSI e PIANTE GALLEGGIANTI
Alimentazione CARNIVORA
Legislazione LIBERA VENDITA
 
In Inglese: Matamata turtle
In Francese: Matamata
In Tedesco: Matamata
In Olandese: Franjeschildpad
 
Questa tartaruga appartiene alla famiglia Chelidae ed è l’unica specie del genere Chelus. Dobbiamo il suo nome al naturalista tedesco Johann Gottlob Theaenus Schneider

E’ una specie caratteristica della parte settentrionale e meridionale dell’America del Sud, nel bacino del Rio delle Amazzoni, dell’Orinoco, Bolivia, Colombia, Venezuela, Brasile, Perù, Ecuador, Guinea francese e Suriname.
Il suo habitat è in acque dolci e non particolarmente profonde (non più di 1 mt. e ½), come fiumi dal flusso lento, stagni o foreste allagate con fondo roccioso o sabbioso ed una abbondante vegetazione acquatica nella quale riesce a mimetizzarsi perfettamente.
Specie di notevoli dimensioni da adulta raggiunge i 45-50 cm. di lunghezza per un peso che può sfiorare i 15 kg.; queste dimensioni ne fanno una delle tartarughe acquatiche più grandi.
La Matamata appare subito distinguibile da qualsiasi altra specie per le singolari caratteristiche fisiche e abitudini che la contraddistinguono dalle altre specie.
Ha un carapace di colore bruno-olivastro con margini dentellati costituito da tre file di placche di forma piramidale; i margini mostrano evidenti anelli della crescita . E’ curioso notare la differenza del carapace degli esemplari dell’Orinoco da quelli delle zone amazzoniche: di forma ovale il primo di aspetto quasi rettangolare il secondo. Sul carapace frastagliato, in natura, si attaccano le alghe favorendo la mimetizzazione e di conseguenza la caccia di piccoli pesci o invertebrati che risucchia nel cavo orale.
Ha una testa particolarmente grande di forma triangolare, larga e piatta e un collo molto lungo che gli consente di raggiungere la superficie senza spostarsi dal fondo; proprio per questo motivo possiede un naso molto lungo a forma di proboscide con le narici poste sulla sommità.

Le zampe sono corte ma forti con piccoli artigli e palmate; la coda abbastanza lunga si va assottigliando verso la parte finale.
Il colore della pelle generalmente giallastro-bruno, si scurisce a seconda della popolazione presa in esame ed è completamente coperto di protuberanze carnose che servono per mimetizzarsi al meglio.
Gli occhi sono piccoli posti lateralmente accanto all’enorme bocca che ha dei barbigli laterali.

Il dimorfismo sessuale è particolarmente difficile in questa specie.
Il maschio ha una testa più larga, il piastrone concavo ed una coda più lunga e larga rispetto alla femmina; tali differenze risultano poco marcate ed è per questo abbastanza complesso riconoscere il sesso degli esemplari.

La femmina depone dalle 10 alle 30 uova solo una volta l’anno (tra ottobre e dicembre) nelle vicinanze dell’ acqua, generalmente su sabbia mista a terriccio, scavando una buca in cui resteranno in incubazione all’incirca 200 giorni alla temperatura di 28 – 30°C.
Pur essendo una tartaruga acquatica non è una gran nuotatrice, dunque per un allevamento adeguato è bene allestire un paludario con acqua bassa dove può camminare sul fondo facendo emergere le narici per respirare. Proprio per questa sua caratteristica, il paludario non deve essere eccessivamente grande, fermo restando che si tratta di una tartaruga che raggiunge dimensioni abbastanza rilevanti, ma è comunque necessario fornire uno spazio comodo e vivibile.
Il fondo deve essere sabbioso e la zona emersa potrebbe essere realizzata con tronchi o radici galleggianti che consentano di respirare a pelo dell’acqua; è consigliabile inserire piante galleggianti come ninfee, giacinti e lenticchie.
L’acqua deve essere ad una temperatura che va dai 25 ai 30°C inoltre il paludario deve essere fornito di un filtro, di un neon UVB per prevenire avitaminosi e di una lampada a infrarossi o semplice spot poiché l’aria all’interno deve essere umida e calda.
In natura non fa il letargo ma nei mesi più caldi fa estivazione.
E’ da evitare la convivenza con altre tartarughe.
E’ una tartaruga eslusivamente carnivora che in natura, al passaggio della preda, spalanca velocemente le fauci allungando il collo ingoiandola in pochissimi secondi.
L’alimentazione in cattività è resa difficile proprio per questa sua indole predatrice che le fa prediligere prede vive; si nutre principalmente di crostacei, molluschi, larve, lombrichi, rane e pesci. Si abitua ad accettare cibo morto dopo un periodo di acclimatazione o in età adulta.
 
 
 
Autore Marco Marsili
Foto Marco Marsili
 

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